L’aperitivo di fine stagione con i tifosi ha avuto il sapore di un arrivederci. Massimo Cancellieri ha salutato l’Aquila Trento davanti alla sua gente, con la stessa onestà intellettuale che lo ha contraddistinto lungo tutta l’annata. Il tecnico non tornerà ad agosto per la ripresa degli allenamenti, una scelta maturata nonostante sul tavolo ci fosse un contratto biennale, come riporta l’Adige.
I momenti chiave e la svolta della stagione
Cancellieri ha ripercorso i momenti più difficili della stagione, a partire dal periodo successivo alla sconfitta contro Napoli, quando attorno alla squadra si era creato un clima pesante; “Era comprensibile, non perché avessimo giocato generalmente male ma perché il terzo quarto ha fatto pensare che non fossimo più pronti”, ha spiegato. La svolta, secondo il coach, è arrivata dall’interno del gruppo:
“Semplicemente è successo che la squadra è tornata in palestra con entusiasmo, determinazione e voglia. E questo ci ha dato la spinta in più”.
Un percorso che ha portato ai playoff e che Cancellieri descrive come una corsa continua da un obiettivo all’altro, con la pressione gestita giorno per giorno. Fondamentale, in quel frangente, il rapporto con la società:
“Il club è stato di grande aiuto perché avevamo la stessa visione e il messaggio che arrivava al gruppo era univoco”.
Massimo Cancellieri: ecco motivi della separazione
Sul perché della separazione, Cancellieri non si nasconde. La decisione, spiega, nasce da una somma di fattori, inclusa una sua difficoltà personale nell’essere subito pronto per il tipo di percorso che lo attendeva:
“La scelta è figlia di tante piccole situazioni ma anche della mia incapacità di essere immediatamente pronto per il tipo di percorso che mi attendeva. Ho un background talmente strutturato che forse ci sarebbe voluto più tempo ma con questo club sono stato bene. Abbiamo avuto idee diverse ma le abbiamo condivise per trovare un punto comune per andare avanti”.
Il tecnico ha anche parlato apertamente delle difficoltà legate alla giovane età del gruppo, di quanto certi progressi faticassero a consolidarsi nel tempo, e di come gli eventi esterni abbiano finito per pesare su tutti. “Ho protetto la squadra prendendo su di me le responsabilità, mi è costato ma era la cosa giusta da fare”, ha detto senza rimpianti.
Quello che porta con sé, alla fine, è soprattutto la crescita accelerata vissuta insieme a questo gruppo. “Lo metterò in valigia”, ha concluso. Una valigia che, per sua stessa ammissione, non è ancora pronta ma che preferisce riempire con tutto ciò che questa esperienza gli ha lasciato.
