Firmare i giocatori con mesi di anticipo rispetto al passato non è più un’eccezione nel basket di Eurolega: è diventato un pattern quest’anno. A Backdoor Call, Marco De Benedetto ha analizzato le ragioni dietro questo cambiamento strutturale del mercato, e le implicazioni per club, scout e allenatori sono tutt’altro che banali.
“C’è molta incertezza su quello che succederà fra due o tre mesi a livello di condizioni economiche, di competizioni, di giocatori disponibili. C’è lo spauracchio dell’NCAA, di quanti giocatori andranno là e quindi non saranno più disponibili in Europa. C’è il timore che ci siano poi alla fine delle squadre che avranno più soldi, più ambizioni perché faranno competizioni diverse. Quindi secondo me il concetto che la fascia dei primi 40-50 giocatori di Eurolega tendano ad accasarsi subito, molto prima degli altri anni, effettivamente è un trend presente — ma io sono sempre curioso di vedere cosa succederà dopo i primi 20-30, chi saranno i protagonisti delle squadre al massimo livello europeo.”
Potrebbe succedere che si firmi a rialzo e poi si normalizzi, o potrebbe esserci l’effetto contrario — strapagarli. Ci sarà sempre il ricambio: quindi potrebbero arrivare volti totalmente nuovi di Eurolega, magari anche totalmente nuovi di Europa. Perché i giocatori disponibili che si conoscevano non ci saranno più: sono in altri mercati — College, Asia, Australia — mercati sempre più grossi, sempre più ricchi.
il concetto di scouting in condizioni come questa va valorizzato, va spinto e va utilizzato nel migliore dei modi. Fare scouting vuol dire cercare di seguire i giocatori durante tutto l’anno — non solo quando c’è il mercato, perché quando c’è il mercato ormai è tardi. Bisogna conoscere il mercato, i giocatori, le dinamiche durante tutto l’anno. E l’ultima cosa: lo scouting non lo devono fare gli allenatori, così come gli scout non devono fare gli allenatori. Cercare di capire quello che serve alle squadre e le qualità dei giocatori fuori e dentro il campo è una prerogativa di chi fa scouting.”
