DIFESA
A livello di confidenza con la distanza tra sé e il ferro, il Chimezie Metu-difensore è l’opposto del Chimezie Metu-attaccante. Se con le gambe e il busto correttamente posizionati tra l’attaccante – chiunque esso sia, un play rapido come un centro capace di attaccare fronte a canestro -, il nigeriano ha la lunghezza di braccia utile a contestare qualsiasi palleggio, unito a una mobilità laterale non eccelsa ma nemmeno del tutto assente.
Lontano dal ferro, però, Metu può andare in difficoltà se chiamato a ruotare (aiuto&recupero, stunt in guardia, situazioni di 1vs2 su riapertura). Il contesto difensivo perimetrale che lo esalta di più, permettendogli anche di essere sfruttato come 5 – è quindi quello del cambio sistematico 1-5: sui P&R può contestare il tiro dal palleggio dell’handler così come tenere per un paio di scivolamenti, mentre forse solo i precedentemente citati Voigtmann e Mirotic potrebbero “tirargli in testa” se Metu si trovasse a contestarli.
Fondamentale, per la difesa del losangelino, è il contatto visivo col proprio uomo (tra NBA e Nigeria, i possessi a zona costituiscono un campione troppo ristretto per valutarne l’efficacia in quel contesto): se non dà le spalle al riferimento individuale, Metu è un 208 cm capace di navigare discretamente sui blocchi e un 211 cm di apertura alare capace di zonare l’intero lato debole sui ribaltamenti; se però Metu non “vede” più l’uomo, allora si trasforma in un bersaglio troppo ghiotto per blocchi ciechi (la comunicazione blaugrana sugli Spain P&R che lo includeranno sarà vitale) e tagli backdoor – un paio di possessi in marcatura su Sasha Vezenkov nel Phoenix-Sacramento del dicembre 2023, pur con spaziature NBA, hanno mostrato allo staff del Barcellona come Metu non dovrebbe essere impiegato.
Il peggio e il meglio del Chimezie Metu difensore lontano dalla palla
L’impatto che il Barcellona spera di ottenere da Metu sarà però da misurare nel pitturato, dove Chimezie ha caratteristiche di livello top per il panorama di EuroLeague. La verticalità nel contestare le conclusioni in avvicinamento è sempre all’altezza, nei contesti e nelle situazioni più disparate: in transizione difensiva, quando si trova a recuperare in aiuto il contropiede; in aiuto da lato debole, sulle penetrazioni in cui il compagno è battuto col palleggio, prendendo benissimo il tempo di salto; spalle a canestro contro lunghi dalla stazza persino superiore, sfruttando una parte superiore del corpo estremamente solida (non ha vissuto mismatch fisico difendendo in post contro Naz Reid!). Anche la stessa capacità di ruotare subisce una trasformazione: quando la difesa decide di raddoppiare il pallone su un P&R e lasciare in consegna il rollante al tag dall’angolo, Metu è puntuale nel prendere il contatto col tagliante.
La tendenza ad assecondare gli istinti per la stoppata ha chiaramente una conseguenza negativa per la tenuta a rimbalzo: non brillando già per abilità in box out, Metu è un protettore del ferro che richiede l’assistenza dei compagni per non sbilanciare eccessivamente la squadra in caso di conclusione sbagliata. È da considerare, in ogni caso, che Metu è più un 4 che un 5 anche nella metà campo difensiva: tra Vesely, Hernangomez e Fall, i cm per non concedere troppi extrapossessi agli avversari del Barcellona non dovrebbero mancare.





