RETOUR VERS LE FUTUR
La strana e quanto mai inesatta scienza del Draft NBA 2020 non ha regalato a nessun giovane prospetto canadese l’entrata nella Lega dal portone d’ingresso principale. Non che nessuno ci abbia provato, ma niente da fare. Per la prima volta dal 2009, l’NBA non accoglie tra le sue fila nuovi rookie provenienti da Nord. E sarà destinata a rimanere un caso isolato, considerando i talenti alla finestra della prossima Lottery. La nidiata, però, è ragguardevole. Per il settimo anno consecutivo, infatti, il Canada è la seconda nazione per rappresentanti in NBA dietro agli inarrivabili (sì, stavolta inarrivabili per davvero) Stati Uniti. Due in particolare, tra i 17 attuali, potrebbero essere risuonati più di una volta nelle orecchie anche dei non propriamente addetti ai lavori. Delle aspettative attorno ad Andrew Wiggins se n’è parlato in tutte le salse. L’hype generato dalla chiamata come prima scelta assoluta al Draft 2014 (scienza strana l’abbiamo già detto?) e l’arrivo in un contesto Cavs non propriamente ideale per un diciannovenne (data di nascita: 23 febbraio 1995) non hanno certo favorito lo zoppicante sviluppo di una carriera comunque non ancora compromessa. Qualora servisse un’ulteriore conferma, un altro esponente canadese di spicco del basket collegiale dell’ultimo decennio vi saprà informare su quanto il soprannome di “The Mistake on the Lake” ben si addica alla città natale del Prescelto. Anthony Bennett, from Nevada University. Squadra attuale: ignota. Scienza inesattissima. In ogni caso, l’aria della Baia di San Francisco, dopo il nulla di Cleveland e il freddo teoricamente amico del Minnesota, sembra aver rinverdito i fasti del talento collegiale di Andrew. Intristito e ingrigito ma mai realmente sopito. Un marmo di Carrara apparentemente plasmato per esaltare la pallacanestro ma ancora da scalpellare e sgrezzare, capitato tra le sapienti mani dello staff di coach Kerr. Here’s the (future) kicker?
“I’m always having people doubt me“. Le parole di Jamal Murray risuonano sentenziose. La consapevolezza che le proprie origini canadesi non abbiano facilitato la giusta affermazione e riconoscimento forgeranno l’orgoglio del nativo di Ontario per tutta la carriera professionistica. Al momento, questa forza interiore è espressa sul parquet in maniera intermittente, sfavillante ed effimera come una decorazione natalizia. Per alcuni tratti di partita è in grado di incendiarsi, vedere al posto del ferro arancione una vasca da bagno e inventarsi ogni modo possibile per infilarci la palla. Chiedetelo agli Utah Jazz e agli LA Clippers, clamorosamente rimontati negli scorsi Playoff dal debordante talento offensivo di “The Blue Arrow“. Chiedetelo ai Cleveland Cavaliers, affondati dai suoi 50 punti solamente tre notti fa. Ma statene certi: l’arciere dei Denver Nuggets ha sempre una nuova freccia nella faretra, pronta per essere scoccata. Quando meno se lo si aspetta. Dal 23 febbraio 1997. Fare gli auguri con un giorno di ritardo è tradizione canadese? Chissà. Coup de theatre.
Andrew Wiggins e Jamal Murray. L’eredità della regia illuminata di Steve Nash nelle mani di Shai Gilgeous Alexander. La sagacia di Cory Joseph. La tenacia del Ministro della Difesa Luguentz Dort. L’esperienza sotto le plance di Thompson e Olynyk. L’atletismo e la verticalità di Boucher, Clarke e Powell. Il roster dei giocatori made in Canada è di primissima qualità. Profondo. Versatile. Talentuoso. Esplosivo. La recente impresa della selezione U19, guidata in terra egiziana dal talento mancino di RJ Barrett, meriterebbe una maggiore eco. Eppure, a livello di Nazionale “maggiore”, il Canada non vanta alcun titolo internazionale.
L’impressione, valutando anche il percorso della generazione attuale, è quello di un insieme di buonissimi giocatori mai realmente interessati a vestire i colori biancorossi per elevare il proprio status a idoli nazionali. Come se il Canadian Pride non scorresse nelle loro vene. L’ultima rassegna iridata ne è un fulgido esempio: tutti i maggiori talenti hanno disertato la manifestazione cinese, costringendo coach Nick Nurse (sì, questo Nick Nurse) a selezionare giocatori militanti sì nelle fila delle migliori squadre di Eurolega, ma non baciati dallo stesso talento dei loro colleghi oltreoceano. Logica conseguenza: il Canada non ha ancora qualificato la propria Nazionale ai Giochi Olimpici di Tokyo. Il Paese del primo Ministro Trudeau ospiterà uno dei quattro tornei preolimpici che garantiranno le ultime carte d’imbarco verso l’Estremo Oriente. Stavolta tutti i più forti hanno dichiarato di volerci essere. Dal primo all’ultimo. Nel caso, non dite che non vi avevamo avvisato. Ne abbiamo avuti abbastanza di kicker e coup de theatre. Sipario.

