Paesaggi naturali sconfinati, possibilmente innevati e ghiacciati. L’acero, padre del famosissimo sciroppo, la cui foglia campeggia fieramente al centro del vessillo nazionale. Le tute, i caschi e le lame dell’hockey, inevitabilmente sport nazionale dove il freddo impera 365 giorni l’anno. Per chi volesse soddisfare la gola, alla fine delle portate una fetta della squisita apple pie. Eppure, il lungimirante Tim Leiweke sembra proprio averci azzeccato. Ammettetelo, avete pensato anche voi alla stessa nazione ritraendo nella vostra mente le immagini iniziali. Ma, come tutte le storie legate alla NBA, anche questa è ricca di colpi di scena, inquadrature visionarie regalate da registi incompresi. Sorprendente vedere come una nazione all’apparenza così vicina geograficamente ma lontana culturalmente abbia caratterizzato, caratterizzi e sia destinata a caratterizzare sempre di più il basket made in USA rimanendo, prerogativa delle grandi donne secondo un tale confermato alla conduzione del Festival della Canzone Italiana, one step beyond. Benvenuti nel Profondo Nord. Benvenuti in Canada.
BACK TO THE ROOTS
Dovevamo intuirlo sin da subito che la Maple Leaf avrebbe lasciato un marchio indelebile nella storia del Gioco. Sin dalle origini. Molti sanno che il 21 dicembre 1891 è da considerarsi il giorno 0 dell’anno 0 della Storia del Basket. Springfield College, Massachussetts, 9 studenti contro altri 9. Punteggio finale: 1-0. Si alza il sipario. Nasce la pallacanestro. Pochi sanno chi sia effettivamente l’inventore di questo sport, nato come alternativa coperta al football americano nei rigidi mesi invernali: James Naismith, umile professore di ginnastica. Ancor meno conoscono le sue origini: prima d’insegnare pallavolo a Springfield, Naismith studia presso la McGill University di Montreal. Cosa ci fa a nord del confine? Ebbene sì: il basketball è partorito dall’intuizione di un canadese. Colpo di scena. Here’s the kicker.
Se analizziamo l’evoluzione recentissima della Lega cestistica per eccellenza, è impossibile non notare quanto essa si sia aperta a nuove culture, in ambito sportivo e non. Giocatori da ogni angolo del pianeta calcano oggi i parquet a stelle e strisce. Allenatori e assistenti da tutto il mondo coordinano la direzione seduti in panchina. Uomini europei, africani e asiatici gestiscono le operazioni delle franchigie da dietro una scrivania. Pensare che questo abbattimento delle barriere sia un fenomeno di derivazione contemporanea, legato esclusivamente all’ossessivo legame tra NBA e mercato capitalistico, è quanto di più sbagliato si possa fare. Se un decimo degli attuali appassionati sapesse che neanche la prima partita della storia della NBA si è disputata sul suolo nazionale statunitense, quanto verrebbe macchiata l’effigie esclusivamente a stelle e strisce dell’Associazione? Gli USA, per mero orgoglio nazionale, tendono a non sottolineare troppo questo aspetto. E li capiamo. A maggior ragione se ad acquistarne credito sarebbero i tuoi cugini, mai realmente odiati ma considerati, da questo punto di vista, uno se non due passi indietro; mai realmente osteggiati ma non considerati capaci neanche di spezzare il cordone ombelicale che li lega al proprio passato coloniale. Ebbene sì. 1 novembre 1946, Maple Leaf Garden, Toronto: Toronto Huskies – New York Knickerbockers 66-68. Prima partita della neonata NBA. In Canada. Coup de theatre.
