Supporting cast: i Robin di Philadelphia alla prova del 9
Ci fidiamo ancora perché Tobias Harris, ritrovando il coach che lo aveva reso nelle annate Clippers una delle SF più efficienti della Lega, sembra aver momentaneamente gettato nel cestino il cartello recitante “contrattone” legato al collo. Non che Morey non gli garantisca i 148 milioni previsti a libro paga, ma almeno facciamoli valere sul campo e non solo pesare sui conti.
Ci fidiamo ancora perché il socio di Contrattone, Al “Strapagato” Horford, ha trovato casa nell’Oklahoma in seguito a una magata via trade del buon Daryl. Chi al suo posto? Data la situazione salariale, non è che si potesse pretendere la luna. Ma un ex Superman, al secolo Dwight Howard, che si accontenta del salario minimo, disposto ancora a sgomitare sotto le plance, così schifo parrebbe non fare.
Ci fidiamo ancora perché, nonostante Josh Richardson sia andato a fare il guardaspalle di Doncic a Dallas portando con sé versatilità difensiva, affidabilità al tiro da fuori e (poca) creazione secondaria dal perimetro, ora potranno suonare la Liberty Bell role player di tutto rispetto. Come tiratore mortifero innescato dagli scarichi di Simmons e dagli hand off di Embiid (qualcuno ha detto per caso JJ Redick?), ecco “il fratello del miglior tiratore dell’attuale NBA e il marito della figlia del coach” a.k.a. Seth Curry, alle migliori prestazioni in carriera prima della positività al Covid.
Collante difensivo e uomo d’esperienza dentro e fuori dal campo, ecco a voi Daniel Richard Green Jr. Ma come, il buon Danny? Quel mattonatore seriale che ha fatto disperare ogni tifoso Lakers nelle recentissime Finals? Eh sì: ci fidiamo anche di lui dato che, come ha ricordato amabilmente dopo lo sfavillante 0/9 al tiro contro Atlanta il 12 gennaio scorso, “I got 3 rings n***a”. Il campo è destinato ad aprirsi sempre di più: a giovarne le scorribande in transizione di Ben e le ricezioni nel pitturato di Joel.

Danny, quelle sono delle percentuali decenti dietro l’arco. Ti ricordi?
Ci fidiamo ancora perché nella scienza meno esatta per eccellenza, conosciuta ai più come NBA Draft, i 76ers hanno selezionato con la ventunesima scelta Tyrese Maxey, one and done della Kentucky di Calipari, pescando anche Isaiah Joe e Paul Reed. Nomi che possono non infuocare i bollenti spiriti dei fans ma che, in un’annata di prospetti quanto mai impronosticabili per gli standard NBA, potrebbero rivelarsi delle ottime pesche in tempi futuri. Le scottature di Michael Carter Williams e del povero Markelle Fultz bruciano. Eccome.
Ci fidiamo ancora perché contiamo sui miglioramenti costanti della panchina. Furkan Korkmaz e Mike Scott, solide ali di backup che necessiterebbero comunque di un ulteriore innesto di qualità; Shake Milton, chiamato a guidare la second unit come Williams o Crawford nelle precedenti versioni di Rivers; Mathysse Thybulle, vlogger popolarissimo che a tempo perso avrebbe tutte le caratteristiche del 3&D dei vostri sogni.
