HomeLega BasketPallacanestro Trieste, Matiasic: “Servono partner forti per garantire il futuro”

Pallacanestro Trieste, Matiasic: “Servono partner forti per garantire il futuro”

La Pallacanestro Trieste vive una fase di profonda ridefinizione, sospesa tra ambizione sportiva e fragilità del sistema di sostegno locale. Il presidente Matiasic traccia un bilancio chiaro: oltre 15 milioni di euro investiti in tre anni, risultati sportivi significativi, ma risorse ancora insufficienti per attrarre un main partner capace di garantire stabilità nel lungo periodo.

La proprietà respinge l’idea di un progetto temporaneo, ma lancia un messaggio altrettanto netto: il modello del “proprietario-sponsor unico” non è più sostenibile. Confermata la presenza della squadra anche nella prossima stagione, resta però l’amarezza per la risposta limitata del tessuto imprenditoriale locale.

Il nodo main partner e la sostenibilità economica

Alla domanda sulla scarsa partecipazione degli imprenditori triestini e sulla disponibilità a coprire interamente il budget, la risposta è diretta: il progetto necessita di un main partner con un budget primario, come accade per la maggior parte delle squadre di Lega.

La dirigenza ha cercato sostegno economico bussando a molte porte, ma con riscontri inferiori alle attese. Fondamentale il contributo della Regione, definito prezioso, ma non sufficiente a colmare il fabbisogno complessivo.

Sul tema di eventuali contatti per un trasferimento del club a Roma, la posizione è chiara:

«Oggi abbiamo cercato risorse solo su Trieste, lo facciamo da oltre due anni e non sono arrivate. Ho investito di più quest’anno con l’obiettivo di elevare ancora il Club, perché pensavo che in questo modo, con più ambizioni ed entusiasmo, potessero arrivare nuovi investimenti. Ma la realtà è che abbiamo raccolto, tra gli imprenditori locali, una cifra ben al di sotto di quanto necessario per essere competitivi ed eccellere ai massimi livelli del nostro campionato e in Europa.»

La proprietà evidenzia come da tre anni copra personalmente la sostanziale differenza economica, sottolineando che questo meccanismo non è virtuoso né replicabile nel lungo periodo.

Le alternative sono due: ridimensionare le ambizioni sportive, mantenendo una struttura più contenuta oppure cambiare paradigma gestionale, cercando soluzioni innovative e nuove forme di partnership.

Pallacanestro Trieste non è un esperimento

Sul fronte sportivo, il presidente respinge con forza l’ipotesi di un disimpegno:

«Il disimpegno non è mai l’opzione attraente. Al contrario, il mio obiettivo è trovare soluzioni. Sono impegnato a elevare l’ecosistema della pallacanestro in Italia e Trieste spicca come esempio di come questo sviluppo possa avvenire.»

Un passaggio importante riguarda anche il clima attorno alla squadra: alimentare paure e incertezze rischia di danneggiare non solo la piazza e il gruppo, ma anche le potenziali prospettive di investimento.

Infine, un messaggio diretto sulla solidità del progetto:

«Non investo oltre 15 milioni di euro in meno di tre anni in un esperimento. Li investo perché tutto il possibile affinché il progetto funzioni, e per molti versi ci è riuscito. La traiettoria di sostenibilità sportiva e finanziaria non è mai venuta meno.»

Le domande erano state inviate alla società quattro giorni prima della pubblicazione. Le risposte sono giunte integralmente nella forma qui riportata, senza interlocuzione diretta con la redazione.

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Stefano Sanaldi
Stefano Sanaldi
Quello con la palla a spicchi è stato amore a prima vista. Una volta appese le scarpe al chiodo, ho deciso di allenare le nuove generazioni per rimanere in questo fantastico mondo. E poter scrivere di pallacanestro è un piacere e un onore.

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