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Peppe Poeta: “Allenare mi diverte, con l’Olimpia sarò soddisfatto se…”

A quarant’anni appena compiuti, Peppe Poeta vive una nuova fase della sua carriera da allenatore dell’Olimpia Milano con la stessa naturalezza con cui, da giocatore, ha attraversato palazzetti, categorie e ruoli. Nessuna ossessione per i traguardi, nessun sogno costruito a tavolino: il suo percorso, lo racconta lui stesso, è sempre stato figlio del presente. Di seguito, alcuni dei passaggi più interessanti delle sue dichiarazioni rilasciate nell’intervista a SportWeek.

Ripensando ai primi passi con la palla a spicchi, Poeta torna all’infanzia, a Battipaglia, quando il basket era soprattutto un gioco condiviso:

“A 5-6 anni, in una piccola palestra attaccata alla stazione ferroviaria, dove giocava mio cugino più grande. A quei tempi, agli inizi degli Anni 90, a Battipaglia il basket andava di moda.”

Non c’è mai stato, però, un momento preciso in cui ha capito che quella passione sarebbe diventata una professione. Al contrario, Poeta rivendica con orgoglio di non aver mai vissuto inseguendo obiettivi lontani. Un approccio che gli ha permesso di godersi ogni tappa, senza il peso delle aspettative:

“Già quando in B2 mi davano mille euro al mese ero il più contento del mondo e lo consideravo un sogno realizzato.”

La stima guadagnata nel corso della carriera nasce, secondo Poeta, da una combinazione di fortuna, disciplina e ascolto. Nessuna formula magica, ma la capacità di trovarsi pronti quando arrivava l’occasione. La scelta di diventare allenatore, invece, non è stata immediata né cercata con convinzione. Anzi, inizialmente l’idea non lo convinceva del tutto:

“È stata più una convinzione di altri che mia. Io non volevo fare l’allenatore perché non mi piaceva l’idea di andare ancora in giro per il mondo come avevo fatto da giocatore.”

Poi sono arrivate le chiamate decisive di Pozzecco e Messina, che hanno cambiato il corso delle cose e accelerato un processo che sembrava solo rimandato:

“Se due leggende del basket ti vogliono, significa non soltanto che devi prendere il treno che sta passando, ma anche che devi salirci al volo.”

Allenare l’Olimpia Milanoa quarant’anni, potrebbe sembrare un punto d’arrivo. Poeta, però, rifiuta questa lettura e ribadisce quale sia la sua vera bussola:

Non ci penso, altrimenti il senso di responsabilità prevale sul divertimento, che è la cosa che mi piace di più, perché allenare mi diverte.

Nel suo modo di stare in panchina c’è spazio per il sorriso, ma senza rinunciare all’esigenza. Questo non significa abbassare l’asticella, soprattutto su alcuni principi irrinunciabili. Poeta chiarisce che non esiste un solo modello vincente e che l’autenticità viene prima di tutto:

“Non esiste una maniera sola di allenare. A me piace allenare in questo modo, col sorriso. Non sarò mai quell’allenatore che fa della disciplina il suo mantra, ma su certe cose – come il linguaggio del corpo, che deve trasmettere positività e carica ai compagni – non transigo.”

Alla base del suo approccio c’è una visione profondamente umana del gruppo, costruita sull’entusiasmo e sull’impegno quotidiano:

«Dico sempre ai ragazzi che ci possiamo permettere la goliardia solo dopo aver dato il 200% in allenamento».

Il passaggio a Milano viene letto come un contesto diverso rispetto a Brescia, affrontato con consapevolezza e voglia di viverlo fino in fondo.

“Prendere una squadra in corso non ti aiuta perché non l’hai costruita tu, non ci hai lavorato con le tue idee. In questo caso ho avuto la fortuna di essere già dentro. Il progetto della società era che facessi un anno da assistente a Messina per poi prenderne il posto. Non era il modo in cui avrei voluto iniziare, ma adesso che sono qui voglio godermela.”

Infine, quali sono gli obiettivi con l’Olimpia? Peppe Poeta non parla esplicitamente di nessun trofeo, ma rimane concentrato sulla dimensione del divertimento e della gioia. Emozioni che, inevitabilmente, portano a risultati positivi.

Sarò soddisfatto se avremo fatto divertire la gente, se avremo giocato con il giusto atteggiamento e se riusciremo a raggiungere i playoff di Eurolega e a lottare fino all’ultimo per lo scudetto.

Parole che raccontano un allenatore giovane, ma già molto definito, capace di tenere insieme serietà e leggerezza, ambizione e divertimento. Senza maschere, come ama fare.

Marco Marini
Marco Marini
Marchigiano fuori sede, studio Relazioni Internazionali e nel frattempo mi diletto a scrivere della mia più grande passione: il basket.

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