Dal PalaRadi arriva l’eco di un addio annunciato. Come riporta La Provincia, nella sala stampa del palazzetto di Cremona, Pierluigi Brotto ha tenuto quella che sarà la sua ultima conferenza stampa sulla panchina della Vanoli, alla vigilia della trasferta di Trieste che chiuderà il campionato.
Un momento doppiamente conclusivo: ultima giornata di Serie A, ultima apparizione ufficiale da capo allenatore per un tecnico che ha vissuto questa stagione come un percorso di formazione personale prima ancora che professionale.
«Ultima partita del campionato, ultima partita del mio percorso alla Vanoli. Mi soffermerò soprattutto su questo bellissimo anno vissuto da capo allenatore.»
Brotto ha ripercorso i mesi trascorsi alla guida della squadra con toni sinceri, senza nascondere le difficoltà. La stagione ha portato con sé anche momenti complicati: tre o quattro giocatori hanno avuto problemi nel corso dell’anno, e il gruppo ha dovuto attraversare fasi tutt’altro che semplici. Eppure il bilancio complessivo, nelle parole del coach, resta positivo.
«Ringrazio la società per tutto, i giocatori. Ci hanno permesso di vivere una stagione che ci ha regalato tante soddisfazioni e anche una bellissima pallacanestro.»
Da assistente a capo allenatore: una crescita pagata sul campo
Il passaggio dal ruolo di secondo a quello di primo responsabile tecnico ha segnato Brotto in modo profondo. Lo ha detto chiaramente, senza retorica: guidare una squadra significa esporsi, decidere, sbagliare e rispondere di tutto questo in prima persona.
«Sono cambiato perché ho imparato a metterci la faccia. Da assistente il compito era aiutare; da capo allenatore bisogna decidere, assumersi responsabilità e accettare errori. Ho fatto cose positive, ma anche tanti sbagli dai quali dovrò imparare.»
Sul fronte della costruzione del roster, Brotto ha ricordato il lavoro svolto insieme ad Andrea Conti nella ricerca di profili compatibili con l’identità del club, quella cosiddetta Vanoli Family che ha rappresentato un filo conduttore dell’intera annata.
Per la gara di Trieste, il messaggio alla squadra è stato semplice e umano: stare insieme, godersi il pomeriggio, chiudere in modo degno un percorso condiviso. Divertirsi, come ha chiesto ai suoi ragazzi, è la parola con cui Brotto ha scelto di congedarsi dal gruppo.
Non ha mancato di toccare il tema più delicato, quello che riguarda il futuro stesso della società e la situazione del basket italiano in generale. La cessione dei diritti sportivi della Vanoli è una ferita aperta, e Brotto non ha usato mezzi termini nel commentarla: «Non è una bella immagine per il nostro basket».
Alla fine della conferenza, il coach ha raccontato di aver già cominciato a svuotare il proprio ufficio. Appunti, schemi, materiale di scouting accumulato mese dopo mese: tutto pronto per finire in uno scatolone.
«Farò un bello scatolone e me lo porterò a casa. Dentro non ci saranno soltanto fogli e schemi, ma il riassunto di una storia di anni vissuta intensamente, che a Cremona difficilmente dimenticheranno.»
