C’è un rumore preciso nella partita del 27 ottobre, vinta a Los Angeles contro i Lakers, in cui si capisce che i Portland Trail Blazers non sono più quelli che eravamo stati abituati a vedere fino all’anno scorso. È il rumore dei polpastrelli delle dita dei giocatori, ora di Tiago Splitter, che sporcano le linee di passaggio di Austin Reaves e soci.
Due violazioni di otto secondi forzate con la pressione a tutto campo, 12 palle recuperate, 22 deflections, 28 punti segnati dalle 25 palle perse dei gialloviola. Blazers in versione baseline-to-baseline.
E non pensiate che sia stato un caso isolato, favorito dall’assenza di LeBron e Luka. Portland è prima nella Lega per recuperi a partita (11.8) e seconda per deflections (26). Per usare le parole di Splitter: questo è il nuovo lessico della squadra. Che non è tanto difesa e sudore, quanto più uno sfiancare gli avversari sfruttando le proprie doti fisiche e atletiche. Pressione costante degli esterni sulla palla, braccia lunghe a sporcare le linee di passaggio, il fiato costantemente sul collo altrui che, alla lunga, porta a commettere errori o, quanto meno, a perdere di lucidità.
Tiago Splitter ha portato la mentalità di pallacanestro che avevamo visto l’anno scorso a Parigi, l’ha replicata a livello NBA e, in queste prime partite, sta dimostrando di non avere alcun torto nel farlo.
Portland ha posto le basi per lanciare un nuovo trend: in un possesso su quattro (il 25.6% dei possessi difensivi, al 30 ottobre, per l’esattezza) difende pressando a tutto campo. Per avere un riferimento, negli ultimi due anni la squadra che aveva pressato di più era stata Indiana: 12.7% dei possessi l’anno scorso, 8.9% quello prima. Un ordine di grandezza totalmente diverso. Permesso anche dall’avere, alle spalle di esterni come Holiday e Toumani Camara, un tappabuchi d’elite.

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