HomeLega BasketReyer, Spahija: “La stagione più difficile da quando sono in Italia”

Reyer, Spahija: “La stagione più difficile da quando sono in Italia”

Neven Spahija è in vacanza in Croazia con la famiglia, ma la testa è già al Taliercio. Il raduno è fissato per il 20 agosto e la nuova Reyer è già al completo: il tecnico croato, 63 anni, arrivato a Venezia nel febbraio 2023, ha le idee chiare su quello che lo aspetta nella stagione 2026/27. Ecco le parole che il coach croato ha rilasciato a Il Gazzettino.

La prima scelta che racconta molto del progetto è quella di partire subito con sette stranieri in rosa. Una decisione che Spahija lega direttamente alla complessità del panorama che la Reyer si troverà ad affrontare:

“Da quando sono in Italia questa è sicuramente la stagione più difficile. Le squadre hanno investito molto, il livello è lievitato. Avremo due club romani con quello che comporta la capitale, le solite Milano e Virtus Bologna, ma super squadre le stanno allestendo Varese, Napoli, Tortona e senza dimenticare piazze di tradizione come Trento. E poi c’è l’EuroCup che non solo ha cambiato format a 32 club, ma ha saputo richiamare società ambiziose. Anche per questo la Reyer ha optato subito per il settimo straniero.”

Il mercato: da Olinde a Rice, la logica dietro ogni scelta

Louis Olinde rappresenta una delle novità più interessanti. L’anno scorso l’arrivo di Hason Ward era stato dettato dall’emergenza, dopo l’infortunio di Horton. Questa volta è diverso: Olinde è un acquisto programmato, pensato per reggere il peso di una stagione lunga. Nella Liga ACB ha viaggiato a 14 punti di media, un rendimento che Spahija considera tutt’altro che casuale:

“L’inserimento di Louis Olinde è totalmente diverso da quello che fu Hason Ward l’anno scorso. Invece di intervenire a stagione in corso, arriva all’inizio perché sappiamo che sarà un’annata lunga e difficile, gli infortuni e gli acciacchi sono sempre dietro l’angolo e poter disporre di Olinde è una grande extra presa.”

Glynn Watson arriva dall’Eurolega, mentre il reparto esterni si completa con Sir’Jabari Rice. Su di lui Spahija si sofferma a lungo: la guardia americana ha chiuso la scorsa stagione con 19 punti di media in Champions League con Nymburk, poi è passato ad Andorra dove è stato allenato dal croato Zan Tabak. Un dettaglio che non è sfuggito al tecnico della Reyer, che ha chiamato direttamente Tabak per farsi raccontare il profilo del ragazzo anche fuori dal campo:

“Ha punti nelle mani, una media di 14 in Liga ACB non la segni a caso e siamo convinti meriti di stare alla Reyer. Lavoreremo per inserirlo nel sistema e alzare il livello difensivo perché è un attaccante, ma sa giocare a basket e mettere in ritmo i compagni.”

A completare il quadro c’è Enoch Boakye, 23 anni, che Spahija descrive come un giovane con margini di crescita enormi, pur riconoscendo che non ha ancora mai giocato a certi livelli.

La filosofia di Spahija: giovani, Eurolega e il dispiacere per Ennis e Cole

Negli ultimi anni la Reyer ha perso Tyler Ennis e RJ Cole, due degli esterni che avevano contribuito ai risultati più importanti del club, tra cui una finale scudetto. Ma Spahija non lo vive come un fallimento: è la conseguenza naturale di una scelta precisa, fatta fin dal suo arrivo:

“Quando arrivai tre anni fa proposi subito al dottor Brugnaro e al presidente la mia filosofia. Avrei voluto cambiare un po’ il modo di scegliere i giocatori, andare su elementi di prospettiva. Da quando sono qui, cinque nostri giocatori sono andati in Eurolega: Ennis, Cole, Mfiondu Kabengele, Derek Willis e Rayjon Tucker. Mi spiace che Ennis e Cole ci abbiano lasciato, ma va così. L’importante è farsi trovare pronti.”

Sul fronte economico, Spahija preferisce non entrare nel merito dei budget: le decisioni sugli investimenti spettano al proprietario Luigi Brugnaro e al presidente Federico Casarin. Il suo compito, spiega, è indicare i giocatori dal punto di vista tecnico. Il resto non è affar suo.

Quanto alla costruzione della rosa, il tecnico croato respinge l’idea che esista un momento giusto per chiudere il mercato: “Non esiste una chiave quando devi allestire una squadra, farlo prima o dopo conta poco. Quello che invece conta sono scouting e monitoraggio nell’intera stagione, non solo a campionato finito. La Reyer sa muoversi per tempo.”

Stefano Sanaldi
Stefano Sanaldi
Quello con la palla a spicchi è stato amore a prima vista. Una volta appese le scarpe al chiodo, ho deciso di allenare le nuove generazioni per rimanere in questo fantastico mondo. E poter scrivere di pallacanestro è un piacere e un onore.

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