HomeLega BasketTrapani e Bergamo si ritirano, perché solo in Italia i campionati dispari?

Trapani e Bergamo si ritirano, perché solo in Italia i campionati dispari?

Se pensavamo di aver toccato il fondo con tutti i misfatti della Siena di Minucci, del Gerasimenko di Cantù e di tutto quello che è successo nel passato, ci siamo sbagliati. Dopo tutte le nefandezze viste in queste ultime decadi nel basket italiano, speravamo almeno di non doverci sorbire altri campionati dispari e invece siamo ancora qui. Abbiamo assistito alla vergognosa agonia del Trapani Basket che, da meteora in lizza per lo scudetto l’anno scorso, è diventata lo zimbello del basket italiano e non solo, perchè le figuracce e le partite non finite sono arrivate anche in Europa. Se in campo giocatori, allenatori e staff del Trapani sono stati encomiabili e hanno giocato e vinto in condizioni difficili da accettare, tutto il resto è stato vergognoso ed è terminato nel modo peggiore. Un’agonia fin troppo lunga che ha falsato il campionato.

Ma quando pensi di aver toccato il fondo del barile, non sai che si possa anche raschiarne il fondo. E allora ieri arriva la notizia che Bergamo, con il gruppo Mascio, si ritira dal campionato di LNP, rendendolo anch’esso monco, dispari e zimbello in coppia con la categoria superiore. Due campionati, due defezioni in corsa, come succede nelle minors più sgangherate quando una squadra si disfa durante l’anno perchè ci si allena senza riscaldamento, la palestra è inagibile e non c’è mai nessuno che paga la birra post partita. Quello che dovrebbe essere professionismo è diventato puro dilettantismo.

I colpevoli?

Ma una domanda mi sorge spontanea. Perchè nessuno è mai colpevole al di fuori di quelli più evidenti? Chi gestisce Trapani e Bergamo è naturalmente colpevole, ma non è colpevole tanto quanto loro anche chi dovrebbe controllare? Chi dovrebbe garantire che un campionato possa svolgersi — non dico generare utili, che sarebbe troppo
È mai possibile che ciclicamente queste storie si ripetano e che non ci sia mai nessuno dei “controllori”, o presunti tali, che paghi o si assuma le proprie responsabilità? Quest’annata è un vero e proprio disastro per il nostro basket e in un mondo normale si dovrebbe trovare la base del problema, non indignarsi solo perchè è successo. Così ognuno prende le distanze, condanna, ma nessuno fa nulla perchè non riaccada e tra qualche anno ci ricascheremo, come abbiamo fatto in precedenza. Sarebbe il momento giusto per guardarsi in faccia tutti: i club che devono essere controllati e si devono far controllare, la federazione deve avere un ruolo ed essere proattiva, e soprattutto poter confidare in un’organizzazione esterna che esegua i controlli con tempestività e soprattutto con onestà, avendo la possibilità di intervenire o far intervenire gli organi competenti in tempi brevi quando si rilevano irregolarità.

In questo basket tutti puntano il dito quando succedono le cose, ma poi tutti guardano dall’altra parte quando si deve fare qualcosa di concreto per mettere fine a questo scempio. Poi si dice: “Non ci sono soldi, non ci sono investitori, il prodotto non è appetibile”. Ma quale imprenditore che tenga minimamente ai propri soldi può investire in un prodotto che non riesce nemmeno a garantire l’integrità e il corretto funzionamento di un campionato?

Perchè in Europa non succede?

A quanto abbiamo potuto raccogliere in giro per l’Europa, la situazione non è idilliaca anche all’estero, se prendiamo l’esempio della Francia ci sono tre squadre con proprietari diretti e due di queste sono in difficoltà (Monaco e Asvel), ma la domanda che mi sono fatto è: perché solo in Italia sono cosi ricorrenti i campionati dispari? Le altre nazioni avranno le loro criticità, ma non succede praticamente mai che la squadra si ritiri a metà stagione lasciando il campionato dispari. Questo perché il coinvolgimento territoriale di comuni e istituzioni locali è molto più presente e siccome non è un proprietario a decidere e di conseguenza fare bello e cattivo tempo, c’è un controllo maggiore, più entità che chiedono contezza di quello che succede, dei numeri, di entrare e uscite.

Questo stoppa subito gli eventuali problemi prima che diventino una valanga non arginabile. In Italia questo non succede, ci sono molti meno casi di coinvolgimento completo delle squadre nel tessuto connettivo del territorio, siamo sempre più “proprietariocentrici” e allora questi controlli vengono meno, si tende a chiudere un occhio, a guardare dall’altra parte per far si che un campionato si possa giocare e non siano solo pochissime le società a posto coi conti e virtuose. Ma chiudendo gli occhi, va bene per qualche tempo e senza controlli a più livelli, poi qualcuno periodicamente va gambe all’aria e torniamo al tema del resto dell’articolo. Non ci arroghiamo il diritto di dare soluzioni dal piedistallo, ma crediamo sia necessario trovare una soluzione e qui si con la collaborazione di tutti, nessuno escluso. Perché i colpevoli ci sono, ma chi è senza peccato…

Simone Mazzola
Simone Mazzola
Simone Mazzola è ideatore e fondatore di Backdoor Podcast. Giornalista pubblicista iscritto all'albo, segue e racconta il basket quotidianamente da oltre vent'anni. Nel corso della sua carriera ha collaborato con redazioni del calibro di FoxSports e del sito italiano NBA. È inoltre autore del libro "American Dream: un infiltrato alle NBA Finals".X: https://x.com/mazzola_simone IG: https://www.instagram.com/datruth84/

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