L’anno in cui ha provato a essere un altro giocatore
C’è un dettaglio che salta all’occhio scorrendo i suoi profili stagionali e che vale più di molte descrizioni. In sei delle sette annate rilevate, il sistema lo etichetta come lungo che finalizza vicino al ferro. In una sola, la 2019-20 a Parigi, la classificazione cambia e diventa lungo costruttore di gioco: é anche l’unica stagione della sua carriera in cui ha preso una quantità apprezzabile di tiri da tre, 12, segnandone 5. Ed è, non a caso, la sua peggior stagione al tiro da due in assoluto, con 36 canestri su 81 tentativi, cioè un misero 44,4% per un giocatore del suo ruolo.
L’anno successivo, tornato a fare quello che sa fare, ha chiuso 71 dei suoi 108 tiri da due, il 65,7%, con l’81% in contropiede e l’81,3% nelle situazioni contro pressione a tutto campo. La lezione è abbastanza chiara, e Treviso l’avrà letta anche senza bisogno di noi: quando Chery accetta di essere un finalizzatore, è molto efficiente, e quando prova ad allargare il raggio d’azione peggiora tutto il resto. Ha bisogno di concentrare i propri sforzi su ciò che gli riesce meglio per poter dare l’apporto migliore alla squadra, portarlo fuori dalla sua comfort zone sembrerebbe controproducente.
Il finalizzatore
I numeri dell’ultima annata dicono quanto sia diventato buono in quel mestiere: nelle trentaquattro partite tra campionato e coppe ha concluso con 264 possessi per 274 punti, cioè poco più di un punto per possesso. Ha segnato 108 dei suoi 178 tiri dal campo, il 60,7%, che diventa il 59,3% limitandosi al gioco a metà campo, dove passa oltre il novanta per cento della sua vita offensiva.
La sua percentuale reale al tiro, quella che tiene dentro i liberi, si è attestata sul 62,1%, e il valore medio di ogni conclusione tentata è stato di 1,21 punti contro una qualità media del tiro stimata in 1,22, il che significa che Chery converte esattamente quello che il tipo di tiro che prende dovrebbe rendere. Non aggiunge valore con doti balistiche particolari, ma non ne toglie nemmeno. Numeri che confermano ancora una volta un profilo estremamente lineare, continuo e coerente con il proprio stile di gioco e le proprie caratteristiche.
Dove aggiunge davvero qualcosa è nelle situazioni corte e disegnate sulla lavagnetta. Sulle rimesse laterali ha giocato ventiquattro possessi per ventisette punti, segnando 11 dei 17 tiri e perdendo palla in poco più di un caso su venticinque, con la squadra che è arrivata a segnare in quasi due terzi di quelle situazioni. Medie ottime.
Sulle rimesse dal fondo, 12 possessi, 14 punti, sette canestri su dieci tentativi. Sono i suoi due contesti più affidabili in assoluto, e non è un caso, perché sono le situazioni in cui il vantaggio è già costruito dal disegno e a lui resta soltanto il compito di tagliare, ricevere e finire. Un giocatore che si potrebbe definire quasi abituario, che rende al massimo quando gli viene assegnato un compito ben preciso, senza distrazioni.
Altrettanto interessante è la crescita nei possessi dopo timeout. A Le Mans, nella stagione 2022-23, era un disastro completo, con 18 possessi che producevano 9 punti totali, 4 canestri su 13 tentativi e una percentuale reale sotto il 30%.
Decisamente non numeri di un potenziale clutch player ma, durante l’ultima annata a Gravelines, gli ATO sono diventati 38, cioè quasi un sesto del suo intero volume offensivo, chiusi con 39 punti e 13 su 25 al tiro. Il salto è enorme e dice una cosa precisa, cioè che gli allenatori hanno smesso di considerarlo un corpo e hanno cominciato a considerarlo un’opzione da inserire nei set.
Va aggiunto un ultimo numero che il tabellino non restituisce. Sommando i possessi conclusi e quelli generati con un assist, Chery arriva a 315 azioni con una resa di 1,257 punti prodotti per ognuna. Vuol dire che il suo contributo reale all’attacco è più ampio di quanto suggeriscano i suoi 8,9 punti di media, perché una fetta significativa passa dal passaggio che libera un compagno dopo che il raddoppio è arrivato su di lui.
Continua nella pagina successiva
