Il Re è morto, viva il Re. I Los Angeles Lakers si apprestano a vivere la loro prima stagione da otto anni senza LeBron James, volato a Philadelphia nell’ambito della firma dell’estate, interessante comunque anche dal punto di vista dei giallo-viola. Se da un lato infatti i lacustri devono affrontare la perdita di un giocatore iconico fra i più forti di sempre, dall’altro ci sono da considerare anche altri fattori.
Non è per forza un dramma per i Lakers
Il primo è l’ovvia questione anagrafica: neanche il prescelto è in grado di sfuggire al tempo e, anche se i numeri dicono sia ancora in ottima forma, sono ormai 41 (va per i 42) le primavere sulla schiena dell’ex idolo di Cavs e Miami. L’altro argomento che può rivelarsi un boomerang per la franchigia losangelena riguarda certamente “l’erede al trono” Luka Doncic, che ha dimostrato nella stagione e mezza in maglia Lakers di trovarsi a suo agio fino a un certo punto con LBJ. Inutile dire che due fenomeni sono meglio di uno, ma la storia recente degli sport di squadra in generale insegna che non sempre ammassare figurine porti ad alzare trofei (chiedere a Nets e PSG su tutte). La partenza di King James potrebbe quindi paradossalmente rivelarsi positiva per Luka Magic, che ha dimostrato di trovarsi bene a Dallas con giocatori di sistema al suo fianco trovandosi la palla in mano per gestire i possessi decisivi, similmente a quanto accadeva per esempio a un giocatore a lui affine nell’approccio come lo Steph Curry soprattutto dei primi anni a Golden State. L’esempio regge fino a un certo punto perché fu con l’arrivo di Durant che il team di San Francisco iniziò realmente a dominare la lega, ma ciò si può facilmente spiegare con la questione d’età già citata prima (KD era molto più giovane di LeBron quando affiancava Curry ai Warriors).
Visualizza questo post su Instagram
Una rosa più giovane
Il terzo fattore che non deve a prescindere far disperare i fan della Crypto.com Arena riguarda l’abbassamento dell’età media del roster operato da Rob Pelinka. Al netto della firma dell’esperto Kevon Looney, che comunque ha solo trent’anni, è netta la tendenza al ringiovanimento soprattutto nel quintetto titolare. In maglia oro infatti sono arrivati il buon Quentin Grimes dalla trade coi Sixers, il versatile orco georgiano Mamukelashvili e il nuovo centro titolare Walker Kessler dai Jazz, oltre ai bei rincalzi di Collin Sexton e Ziaire Williams su tutti e la conferma soprattutto dell’ottimo Knecht. Sappiamo bene come ciò di per sé non sia garanzia di successo o di futuro poiché ci voglia il giusto mix di freschezza ed esperienza, ma la bontà di certi elementi fa ben sperare. I fasti del trionfo nella bolla di Orlando nel 2020 sono lontani, ma il futuro, se non roseo nell’immediato, appare comunque tutt’altro che grigio.




