HomeScouting ReportJacob Gilyard, scouting: cosa porta a Cantù?

Jacob Gilyard, scouting: cosa porta a Cantù?

Attacco

Synergy ha catalogato la sua esperienza a Chemnitz come quella di un “playmaking ball handler“: inevitabile, con quelle caratteristiche fisiche. La qualità maggiore in attacco? La stessa già mostrata nelle esperienze NBA: il tiro dal palleggio, specialmente da 3 punti. Gilyard era giocatore con un febbraio 2024 da 46.2% da 3 su 5.6 tentativi a gara coi Grizzlies, col 36.2% oltre l’arco nei 5 anni di college e 40.3% nelle 42 gare in NBA. Inevitabile, di nuovo, che questa capacità di concludere da 3 si sia mantenuta con una linea 50 cm più vicina a canestro: nelle 18 gare in Germania, Jacob ha realizzato 1.20 punti per tiro su 6.6 jumper a gara, nel 93° percentile dell’ultima Bundesliga. Addirittura 1.29 punti per tiro su 4.1 tiri presi dal palleggio di media a partita, nel 2% dei realizzatori migliori del campionato tedesco.

Se 17 giocatori nell’ultima LBA hanno preso più tiri dal palleggio per 40′, l’unico che si avvicina all’efficacia di Gilyard a Chemnitz è stato Bowman (1.131 pps). Meglio del classe ’98, nell’ultima LBA, pur su un volume minore della metà del suo? Bortolani (1.5 pps), suo prossimo compagno di backcourt a Cantù; Munford (1.444 pps) e Librizzi (1.338).

Gilyard Cantù

Il 40% spaccato di Gilyard su 6.3 triple tentate di media in BBL è stato registrato nella maniera più varia possibile: punendo una difesa troppo conservativa direttamente dopo un blocco in transizione; spaziandosi su lato debole durante la penetrazione di un compagno, eredità delle stagioni da tiratore specialista in NBA (staccarsi da lui se è in angolo sul roll del bloccante può essere mortifero: la connection con Ballo potrebbe produrre molto); mostrando un campionario spontaneo e naturale di step back e side step, creando separazione con gli ultimi passi prima e durante il caricamento. Il movimento, favorito anche dalla relativa altezza da coprire prima del rilascio, ricorda la compattezza e la rapidità di Trae Young: non avendo il fisico e la velocità di base per trovare agio nei pressi del ferro, Gilyard ha escogitato questo come espediente per sopravvivere ad altissimi livelli.

Anzi: i tiri cadendo di lato o indietro sono più “puliti” che non un semplice arresto-e-tiro o catch&shoot fronte a canestro. Creandosi da sé il tiro dalla lunga, il recupero delle leve sempre più lunghe delle sue della difesa compiono al massimo lo stesso movimento di quello di Gilyard, mantenendo uno spazio che un tiro in leggero avvicinamento al ferro rischierebbe di venir meno – alla prima esperienza da pro’ con le spaziature FIBA, la sua pericolosità sugli scarichi è gradualmente aumentata: immaginare numeri ancora migliori a Cantù non è impossibile.

Sarà curioso come si adegueranno le difese di Serie A al suo range di tiro: Gilyard è scorer dalla lunga con una fiducia intoccabile, che costringe a rivedere le coverage base nelle serate in cui trova immediatamente ritmo da 3. Nelle 18 gare giocate con Chemnitz, ben 10 sono stati i casi in cui il Synergy Shot Making (punti oltre alle attese statistiche per tiro) di Gilyard è stato positivo. Come ogni tiratore dal palleggio, Jacob è ancor più letale se attacca nella direzione opposta alla mano forte: andando a sinistra, con la mano di tiro “interna” e più vicina al canestro, le percentuali a Chemnitz sono state bulgare.

Jacob Gilyard NBA range

Rispetto alle esperienze da specialista nella Lega, tuttavia, Gilyard dovrà essere almeno l’innesco e la valvola di sfogo di un attacco per poter stare sul parquet. Pur non essendo dotato di una velocità di base abbacinante o di una rapidità estrema, Gilyard ha sviluppato risorse alternative per essere anche un playmaker: il palleggio radente a terra per questioni “fisiologiche” lo aiuta, pur non spiccando per un handling controllato come i migliori gestori del ritmo d’Europa.

A Chemnitz si è apprezzato un Gilyard in versione handler primario “ordinato” per innescare gli schemi del resto dei compagni (es. taglio Iverson di Landsdowne o Bailey). Gilyard non è giocatore da ritmi folli – anche perché non ha corpo per concludere agilmente al ferro nemmeno contro una difesa mossa ma puntuale in recupero – ma è migliorato nel corso della stagione a leggere qual è cambio migliore da attaccare per la sua squadra, in particolare quando non è il suo contro il lungo che ha cambiato sul p&r.

La swing skill, quella che gli potrebbe permettere di scalare ulteriori gradini, è la creazione per i compagni tramite la lettura del campo attorno a sé: non immaginando realisticamente miglioramenti in termini di primo passo, esplosività o verticalità – non immaginando, quindi, un upgrade in termini di conclusioni contestate al ferro o dalla media -, già durante regular season e playoff di BBL si sono notati miglioramenti marginali nel passing game.

Gilyard non sarà mai un play che si “inventa” linee di passaggio, o che le pesca quando ci sarà una limitatissima finestra per sfruttarle, né un passatore di lob “alla Calathes”, dotato di massima sensibilità in passaggi con una parabola più elaborata del normale – le sue scelte in transizione a Chemnitz hanno regalato più di qualche urlo alla panchina di Pastore, non necessariamente di apprezzamento: il sistema di Cantù potrà però liberargli più tempo e spazio per fargli leggere e “vedere” i tagli a canestro sia N-S che sulla linea di fondo.

La difesa preferita da affrontare per Gilyard in Europa? Show e recupero del lungo su un blocco portato in semitransizione: il pocket pass schiacciato – più facile per lui, vista la vicinanza tra la mano da cui parte il passaggio e il parquet – troverà spesso il roll del lungo. Come adeguarsi invece alla verticalità di Ballo, invece, è un’incognita: nelle 18 gare a Chemnitz, solamente uno è stato l’alley oop alzato da Gilyard per Yebo!

Jacob Gilyard passing & touch

Particolare attenzione per i suoi passaggi in salto: per compensare il gap di cm coi marcatori diretti e avere gli occhi almeno all’altezza degli altri durante lo scarico, Gilyard ha implementato dalla G League con gli Hustle in poi scarichi simili a quelli resi celebri da Haliburton in NBA. Ormai, Jacob sempre più sicuro dell’esecuzione quando ha entrambi i piedi staccati da terra che non quando si trova on the ground.

Per ciò che si è visto sinora, sarebbe inutile concentrarsi su altri aspetti dell’attacco di Gilyard. Il ventaglio di esitazioni e layup package lo rendono facilmente leggibile dalla difesa quando si trova palla in mano nel pitturato; i rimbalzi offensivi non sono un fattore (7 in 19 gare in BBL, solamente uno raccolto nei pressi del ferro e non “lungo”); contro difensori con taglia fisica superiore alla media del ruolo – la Heidelberg di coach Finetti, tra DJ Horne e Bakary Dibba, si è rivelata una kryptonite ai playoff -, la sua efficacia dipenderà più dai compagni che non da lui; la stazza lo rende bloccante solo per situazioni specifiche (11 blocchi off ball in regular season e 5 ai playoff con Chemnitz).

Jacob Gilyard finishing

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Massimiliano Bogni
Massimiliano Bogni
Hoosier. Bergamasco. Atalantino. Iscritto a Lettere Moderne in UniMi. A seconda del contesto, non necessariamente in quest'ordine. Sempre in attesa di recuperare da terra ogni briciolo di sport.

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