
LEVALLOIS METROPOLITANS – HERBALIFE GRAN CANARIA
Il quarto di finale a sorpresa che all’inizio della stagione difficilmente qualcuno avrebbe pronosticato. Levallois, però, tra regular season e Top 16 ha legittimato eccome la sua presenza, vincendo entrambi i gironi e mettendo in mostra una grande organizzazione, capace di massimizzare i propri pregi e di nascondere quanto più possibile i difetti.
Squadra costruita, offensivamente, su tre giocatori: Anthony Brown, la prima punta offensiva, che sta avendo la sua break out season europea. Segna quasi quindici punti di media in Eurocup, col 45% da tre. Ala versatile, dotata di fisico e ottimo tiro, piazzato e dal palleggio, a cui accoppia un primo passo che lo rende pericoloso nell’attacco dei close out quando gioca lontano dalla palla.
David Michineau è la mente del gruppo. Play in orbita NBA in giovane età, che si è costruito una buona carriera europea. Poco tiro (sotto il 30% da tre), ma grande fisico ed esplosività. Quando batte l’uomo va al ferro facilmente e sa vedere gli scarichi. Sotto canestro, invece, c’è Vitalis Chikoko, visto in passato a Reggio Emilia. Lungo mancino e di stazza, che in post è una valida opzione quando Levallois deve risolvere possessi complicati.
Il back court è completato da Brandon Brown, back up di Michineau, Lahaou Konate, guardia con compiti difensivi, e Bastien Pinault, specialista del tiro pesante (44% in stagione). Sotto canestro, invece, il roster ha avuto più di un problema.
Coach Jure Zdovc ha perso due giocatori nel giro di un mese: prima Assem Marei si è accasato al Galatasaray a inizio gennaio, poi Miralem Halilovic è stato messo fuori gioco da un pugno del giocatore di Roanne, Babacar Tourè, che gli ha provocato la frattura della mandibola, terminando la sua stagione. Per ovviare al fatto di essere rimasti senza un vero cambio per Chikoko, dal mercato è arrivato Josh Owens, lui pure transitato per Reggio Emilia. Le rotazioni sono completate da Maxime Roos (fresco di esordio in nazionale francese) e Tomer Ginat, che si dividono i minuti in posizione di ala grande.
Occhio a Archie Goodwin. Esterno di grande fisico, non dotato di grande tecnica e tiro, ma che di intensità garantisce produzione offensiva e impatto difensivo alla squadra.
Gran Canaria, invece, è una squadra decisamente pazza. E la sua Top 16 di Eurocup ne è un manifesto ideale: tre sconfitte filate per iniziare, dopo una regular season con sole due sconfitte, seguite da altrettante vittorie, l’ultima delle quali contro Kazan, in una partita dominata in lungo e in largo, ma comunque riaperta con rischio sconfitta nel finale.
Risultati probabilmente figli anche dei restyling del roster effettuati in corsa, con un avvio di stagione assai complicato, che sembrava dovesse anche portare all’addio di Porfi Fisac in pacnhina. Da inizio anno non ci sono più Jacob Wiley, Amedeo Della Valle e Frankie Ferrari e sono entrati Sean Kilpatrick, Oliver Stevic e AJ Slaughter.
Granca è la squadra che più di tutte lega i propri destini al tiro da tre punti: prima sia per conclusioni tentate (30,1 di media) che per canestri (11,6). Il tiro dall’arco è ricercato in maniera sistematica, anche perché ci sono tiratori affidabili più o meno in ogni posizione. In sei tirano col più del 37% da dietro l’arco, da AJ Slaughter e Tomas Dimsa che girano al 47% ai lunghi John Shurna (dalla meccanica di tiro quanto meno pittoresca) e Matt Costello, rispettivamente 41 e 38, fino a Okoye e Albicy, entrambi in zona 40%.
La coppia di play titolari Slaughter-Albicy è il motore della squadra, produce quasi dieci assist a gara in coppia e può creare sia per sé che per i compagni. Slaughter, in particolare, da gennaio ha visto impennarsi il proprio rendimento e gira a oltre diciassette punti di media e il 44% da tre, tra coppa e campionato.
Le chiavi del gioco offensivo sono facilmente individuabili: più Slaughter e Albicy riusciranno a creare vantaggi dal palleggio e a forzare rotazioni della difesa, più la difesa di Levallois potrà andare in crisi, scoprendosi sul perimetro e aprendo spazi potenzialmente letali per la batteria di tiratori spagnoli. Andando in controtendenza con quella che è stata una delle sue principali caratteristiche fin qui, tra Eurocup e campionato, ossia quella di concedere basse percentuali proprio al tiro pesante: 34,3%, delle squadre ai playoff solo la Virtus fa meglio.
TRE CHIAVI:
- La difesa su Slaughter e Albicy;
- La gestione delle palle perse di Levallois (21esima per turnover %);
- La continuità offensiva di Anthony Brown.
