È passato un mese dalla trade deadline NBA 2026 e Bleacher Report ha rivisto i voti assegnati a caldo alle principali operazioni. Con qualche settimana di partite alle spalle, alcune impressioni iniziali si sono rafforzate, altre hanno iniziato a vacillare. Ecco come sono cambiate — o meno — le valutazioni sugli scambi più importanti.
Jared McCain ai Thunder: Philadelphia sempre più sotto accusa
Lo scambio che ha portato Jared McCain a Oklahoma City in cambio di una prima scelta di Houston 2026 (proiettata nella parte bassa del primo giro) e alcune seconde scelte appare ancora più vantaggioso per i Thunder. In oltre 10 presenze, McCain viaggia a 12.5 punti di media con il 54% da due e circa il 43% da tre. Dato ancora più significativo: l’attacco di OKC con lui in campo è sopra la media, nonostante oltre il 58% dei suoi possessi sia arrivato senza Shai Gilgeous-Alexander o Jalen Williams.
Per i Sixers l’operazione è stata dettata puramente da ragioni di luxury tax: ogni mossa successiva di Philadelphia avrebbe potuto essere eseguita anche con McCain a roster, se la proprietà fosse stata disposta a pagare. L’argomento secondo cui Philly non avesse spazio per svilupparlo, vista la presenza di Tyrese Maxey, VJ Edgecombe e Quentin Grimes, perde ulteriore credibilità considerando che i Sixers hanno poi firmato Cameron Payne — e che gli stessi Thunder stanno trovando minuti per McCain pur avendo un backcourt affollato.
Porziņģis ai Warriors e Kuminga ad Atlanta: troppo presto per i verdetti
Jonathan Kuminga sta facendo parlare di sé ad Atlanta: oltre 21 punti e 3 assist di media dal suo arrivo, con il 72.7% da due e il 55.6% da tre. Numeri impressionanti, ma basati su un campione di appena tre partite. Kuminga sta producendo senza forzare il gioco, e gli Hawks appaiono più intelligenti per aver trasformato il contratto in scadenza di Porziņģis in una team option su un giovane talento. Anche se la luna di miele dovesse finire, Atlanta ha fatto bene a conservare quello slot salariale per eventuali operazioni estive.
Il dubbio riguarda la convivenza a lungo termine con Jalen Johnson, Dyson Daniels e Zaccharie Risacher: c’è ridondanza nei ruoli e non c’è ancora un campione sufficiente per capire se almeno tre di loro possano coesistere regolarmente.
Per Golden State, la situazione è più complicata. Kristaps Porziņģis ha disputato una sola partita dal suo arrivo. L’incastro con Draymond Green — e potenzialmente con Jimmy Butler dalla prossima stagione — resta ideale sulla carta, ma le probabilità che KP diventi un punto fermo quest’anno o in futuro calano a ogni partita saltata. Il dubbio se i Warriors non starebbero meglio con il contratto di Kuminga da usare come pedina di scambio in estate è legittimo.
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